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Sogno una laurea, ma vivo per lo snow

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Del 2/2/2008 Sezione: Aosta Pag. 65)   
Intervista ELISA CALCAMUGGI

Raffaella Brutto
Da questa stagione è nel gruppo di punta della squadra azzurra
COURMAYEUR
  
  "Sogno una laurea, ma vivo per lo snow"  

      
  «L’adrenalina è super». Raffaella Brutto in questi giorni è impegnata nel boarder di Leysin (Svizzera). È la sua quarta esperienza in Coppa del Mondo, ma esserci è già un successo perché il Grande Capo del boardercross italiano, Luca Pozzolini, iscrive a queste gare sono le ragazze che dimostrano di aver raggiunto un buon livello tecnico. Raffaella, 20 anni appena compiuti, fa parte del gruppo e in questa stagione ha dimostrato con i risultati di essere migliorata: 21ª in Coppa a Bad Gastein (Austria) e a St. Gallenkirch (Austria), 5ª in Coppa Europa e sul primo gradino del podio nell’ultima gara Fis. Ora sfida le migliori rider internazionali, consapevole che ci vorrà del tempo per diventare competitiva.

Quali sono le atlete da battere?

«Le più forti sono le americane, le francesi e le austriache, ma in queste nazioni la mentalità è diversa. I ragazzini fin da piccoli si trovano, provano, creano gruppi che poi diventano sci club. In Italia è diverso anche se la situazione sta cambiando anche qui».


Come ha iniziato con la tavola?

«Ho avuto la fortuna di avere due genitori innamorati della montagna, che da Genova mi hanno sempre portata a sciare a La Thuile. Ho messo gli sci ai piedi a  due anni, a sei li avevo già sostituiti con la tavola, e non l’ho più abbandonata. Ho sempre preso lezioni, il mio maestro è stato Ferruccio Baudin. All’inizio eravamo solo mio fratello e io, poi abbiamo creato lo sci club. In gruppo c’erano anche Federico Raimo e Giorgio Ciancaleoni ora entrambi atleti di livello internazionale. Da La Thuile ho dovuto spostarmi a Courmayeur perché Ferruccio è diventato direttore della Scuola di Sci e non aveva più tempo per noi. Ora sono nello Snowboard Club Courmayeur. Vivo ai piedi del Monte Bianco, anche se sono sempre in viaggio fra gare e allenamenti».

E come è nata la passione per il boarder?

«Ho sempre avuto paura del boarder, del contatto fisico, degli avversari. Volevo solo gareggiare in gigante, poi hanno cominciato a coinvolgermi nelle gare di snowboard cross, ci ho preso gusto e alle fine mi sono convinta… Ho anche scoperto che la paura passa e se vai veloce diventa più facile, ci sono meno rischi».

La sua vita è solo casa, allenamenti e snowboard o c’è anche il tempo per altro?

«Riesco a trovare anche il tempo per altre cose, ora vorrei tanto riuscire a iscrivermi all’università: corso di laurea in Scienze politiche. Devo solo trovare un ateneo che non richieda l’obbligo di frequenza perché altrimenti non riuscirei a conciliare tutti gli impegni. E per ora lo snowboard viene prima di tutto.
 

 

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