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Raffaella Brutto, qualificata per lo Snowboard cross

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 (Silhouette donna Febbraio 2010)       


Raffaella Brutto, qualificata per lo Snowboard cross:

«Partecipare è un sogno che si realizza. Vincere sarebbe una magia»

Raffaella Brutto ha tutte le ragioni per sorridere: a soli 21 anni è la punta di diamante della squadra femminile italiana di snowboard cross che andrà a Vancouver.

 Genovese di nascita e valdostana di adozione, ha iniziato a sciare a soli 2 anni, poi a 7 ha provato lo snowboard e da quel momento la sua carriera è stata una veloce discesa senza ostacoli. Dopo aver vinto numerose gare regionali e juniores, nel 2005 (a 17 anni) vince la Coppa Italia nella disciplina snowboard cross, poi si piazza al 7° posto in Coppa Europa e si guadagna un posto nella squadra nazionale di snowboard. Tre volte campionessa italiana, nel 2009 si è classificata al quarto posto alle finali di Coppa del Mondo conquistando la qualificazione per volare alle Olimpiadi di Vancouver. E il 16 febbraio gareggerà per conquistare il podio olimpico.

A soli 21 anni portabandiera azzurra nello snowboard cross: lo avresti mai immaginato?
«Per me è un sogno che si realizza. Fin da piccolissima, quando facevo pattinaggio artistico a rotelle, il mio desiderio più grande era poter andare un giorno alle Olimpiadi. Lo stesso da quando ho cominciato a fare snowboard. Ecco, diciamo che se ciascuno ha un sogno nel cassetto, il mio è sempre stato quello di poter gareggiare ai giochi olimpici. Ci avevo sperato anche nel 2006 per l’edizione dei giochi di Torino, ma poi non sono riuscita a qualificarmi per un soffio. Ma adesso, finalmente, il mio sogno sta per realizzarsi».

Un sogno da sportiva d.o.c...
«In effetti, lo sport è sempre stato la mia passione: prima sui pattini a rotelle, poi sugli sci e infine sullo snowboard. Quando poi sulla tavola ho iniziato a gareggiare ed a fare anche dei buoni risultati, all’inizio nelle gare di slalom e poi in quelle di snowboard cross, ho capito che da semplice passione sarebbe diventato anche il mio lavoro, la mia vita».

Perché lo snowboard cross? E’ una delle discipline invernali più difficile e rischiosa...
«Per caso. All’inizio gareggiavo solo nella specialità slalom gigante. Poi a 13 anni Ferruccio Baudin, l’allenatore dello sci club di La Thuille ha iniziato a farmi provare la pista da boardercross e a farmi gareggiare nelle categorie giovanili. All'inizio mi faceva paura, non ero molto tranquilla. Eppure già quell’anno ho vinto i Campionati italiani e il Pinocchio internazionale. Così nel 2004, a 16 anni, sono stata convocata in finale di Coppa del mondo. Insomma è grazie a quell'intuizione di Baudin se oggi posso andare alle Olimpiadi e non soltanto guardarle in TV».

Insomma, un talento naturale. Ma confessaci: cosa ne pensano le tue ginocchia?
«Bè, a volte si ribellano! Infatti proprio in quella prima edizione della Coppa del mondo, non avendo ancora esperienza, sono caduta e mi sono rotta i due menischi ed il crociato del ginocchio destro (la destra è la gamba che io tengi davanti sulla tavola). Ero molto abbattuta, pensavo che non sarei riuscita a riprendere. Invece ad aprile mi sono operata e a ottobre ero già sulle piste. E pochi mesi dopo ho conquistato un quinto e un terzo posto in Coppa Europa. Dentro di me pensavo: tanto non ho niente da perdere, sono già caduta! E così vincevo più di prima».

Ci racconti che cosa pensi o provi quando scendi?
«Non saprei spiegarlo. In realtà, non riesci a pensare niente di preciso perché hai mille pensieri che ti rimbombano in testa sulle cose da fare, le posizioni da tenere, il modo in cui affrontare gli ostacoli della pista. E’ una sensazione bellissima ma strana, di adrenalina pura».

L’obiettivo per le Olimpiadi?
«In primis, riuscire a partire bene: non ho problemi sui salti e le paraboliche ma le partenze non sono il mio forte. E poi riuscire a battere l’atleta canadese, Maelle Ricker, che ha vinto l’ultima Coppa del mondo. Insomma, se partecipare è un sogno che si realizza, vincere sarebbe un “salto”, un exploit, una specie di magia».

Elena Goretti

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