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Raffaella Brutto: Dopo gli infortuni, voglio tornare in alto

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 (WinterSport 23 marzo 2012)       

 «Dopo gli infortuni, voglio tornare in alto»

Intervista : Raffaella Brutto
Intervista esclusiva con l'esponente di punta dello snowboardcorss femminile italiano, che si racconta al termine di due stagioni travagliate da cadute e gravi infortuni. L'obiettivo, però, è quello di tornare al vertice sin dal prossimo anno

di Federico Militello, pubblicato venerdì 23 marzo 2012

Lo snowboardcross è una disciplina dove si gareggia sempre al limite, nella quale il rischio è sempre dietro l'angolo e la paura non può esistere se si vuole puntare al vertice. Ne sa qualcosa l'azzurra Raffaella Brutto, infortunata lo scorso anno ai legamenti crociati dopo aver raggiunto un buon ottavo posto ai Mondiali di La Molina e tornata in pista solo la scorsa estate. La stagione del rientro, poi, si è rivelata tutt'altro che agevole, soprattutto se si considera che la 24enne ligure è rimasta vittima di una rovinosa caduta nelle qualificazioni della tappa di Blue Mountain, in Canada, nella quale è stata letteralmente salvata dal casco. Dopo quell'incidente, l'atleta del Bel Paese ha osservato un mese di riposo, prima di chiudere l'annata a Valmalenco con due piazzamenti tra le top20.
La rappresentante del Bel Paese desidera ora voltare pagina e punta a vivere il prossimo biennio da protagonista, di modo da presentarsi alle Olimpiadi di Sochi 2014 con l'ambizione di puntare alle prime 5 posizioni.

La stagione del rientro dopo l'infortunio ai legamenti crociati non è stata facile: che tipo di difficoltà hai incontrato?
"Purtroppo non è la prima volta che mi infortunio ai legamenti, in quanto ho rotto i crociati ed il menisco nel 2004 al ginocchio destro, durante il mio primo training in Coppa del Mondo (e di nuovo i menisco destro nel 2005). L'anno scorso ho rotto il sinistro. Quindi per me rompere i legamenti non è stata un'esperienza nuova. Chiaramente la prima volta sono rientrata a gareggiare in gare Fis e Coppa Europa e non ho avuto particolari problemi con le piste. Rientrare subito in Coppa del Mondo, invece, è un'altra cosa. Già dal secondo giorno di snowboard ho iniziato subito ad avvicinarmi alle piste di boardercross, i salti sono arrivati un po' più tardi.
Solo nella prima gara, quella a Telluride, sono andata un po' nel panico. I salti erano grandi e la pista era lenta perchè nevicava: ho quasi pensato di non riuscire a gareggiare. La paura di rifarmi male andando corta su un salto era troppa. Poi, alla sera, "ho rimesso il cervello sulla testa", ho guardato i video dei miei compagni e delle mie avversarie ed in qualifica, senza aver fatto neanche un giro completo il giorno prima, ho chiuso con un 13esimo tempo. Da quella volta, la paura di rompermi il ginocchio non c'è piu stata".

Nelle qualifiche hai ottenuto spesso dei buoni risultati, ma in gara, in particolare nel corpo a corpo, hai faticato: si può dire che la paura dell'infortunio sia rimasta nella tua testa?
"Assolutamente no. Io non sono brava nelle partenze e questo mi penalizza molto. Quindi le mie gare sono sempre votate al sorpasso, purtroppo. Quest'anno non è andata così bene. Prima dovevo sorpassarne 2 per passare la run, ora 3".

Dunque non hai apprezzato l'innovazione delle manche composte da 6 atlete e non più da 4?
"Preferivo le gare a 4, perché dovevo superare meno. Penso che tra le donne non abbia molto senso gareggiare a sei. Nelle ultime gare eravamo in poche, 26 o 27, e se ne qualificavano 24. La qualifica, in tal modo, non ha più senso e le ultime, secondo me, non dovrebbero competere nelle finali".


Il bilancio della stagione: ti aspettavi qualcosa in più?
"Il mio obiettivo, ancora prima di mettere la tavola ai piedi, era quello di fare una stagione tranquilla, senza troppi rischi, qualificandomi sempre nelle prime 16. Però quando sei in gara queste cose non le pensi e vedermi passare davanti in classifica ragazze sulla carta inferiori a me o cadere da sola in maniera sciocca...Beh, mi ha fatto rimanere male".

Dopo la fortissima 'botta'  presa a Blue Mountain e che ti ha costretto ad uno stop forzato di un mese, hai pensato per un istante: "chi me lo fa fare"?
"No, assolutamente no. La sera dopo la caduta non mi sentivo così male, il mio fisico sopporta abbastanza bene, nei limiti nel possibile. Mi sono fermata per una tappa di Coppa del Mondo perché purtroppo avevo dei giramenti di testa facendo snowboard e quindi il dottore ha dovuto bloccarmi per qualche settimana. Inoltre era il secondo trauma cranico in un arco di tempo abbastanza breve. Avevo quasi paura a rivedermi al video, perché tutti erano rimasti impressionati dalla caduta che avevo fatto. Pensavo che se mi fossi vista, avrei poi avuto paura a saltare in gara. Ma la curiosità è stata più forte di tutto, anche se alla fine il video non mi ha fatto nessun effetto, anzi, ora ci rido su".


Pensi di poter tornare ad avvicinarti al vertice mondiale come stavi facendo prima dell'infortunio a La Molina?
"Sono pienamente convinta delle mie capacità. Questo è stato un anno un po' così, direi quasi di riavvicinamento, ma dalla prossima stagione queste posizioni devono rimanere solo un ricordo".

Su quali aspetti tecnici pensi di dover ancora migliorare molto?
"Quello che mi è mancato molto quest'anno è stata la preparazione atletica. Io sono molto carente in agilità e con un ginocchio appena operato non si può far molto. So che dovrò migliorar molto nelle partenze, ma vorrei progredire ancora anche sui salti".


Anche l'americana Lindsey Jacobellis si è infortunata a gennaio, rinunciando ad una sfera di cristallo che sembrava a portata di mano. In questo sport, dunque, il rischio è sempre dietro l'angolo: la paura di farsi male esiste?
"Gli infortuni esistono, però fin quando non succedono a te, li vivi dall'esterno. So che possono capitare, fanno parte del gioco. Parli con una che ha un bel bagaglio di infortuni: 4 traumi cranici, 3 operazioni alle ginocchia, ho lussato il gomito destro e mi sono procurata un edema osseo su astragalo, più conseguente stiramento di tendini e legamenti alla caviglia sinistra. Ciò nonostante, mi sono sempre rialzata e la paura bisogna saperla controllare, cercando di non pensarci".
 

Sochi 2014: ci pensi?
"Certo. Se a Vancouver 2010 ero andata solo per partecipare, in Russia punterò alla finale".

Dal prossimo anno potresti venire finalmente affiancata in Coppa del Mondo da un'altra italiana, la 16enne Michela Moioli, seconda in questa stagione nella classifica finale di Coppa Europa. Qual è il tuo parere su questa giovanissima?
"Michela è una ragazzina brava e determinata. Non so quali saranno le decisioni dei tecnici riguardo ad un suo impiego in Coppa del Mondo, ma sicuramente non rappresenterò più da sola l'Italia nella mia carriera".

Federico Militello

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